Dittico (parte I)

Che Parma in fondo è quella cosa che si sente nell’aria nei primi giorni di giugno. Quel profumo dolce che ti avvolge quando attraversi i borghi in bicicletta e non lo sai da dove viene, perché nel centro gli alberi non si vedono. Esce dai cortili – il profumo di tiglio, di gelsomino – e ti accompagna mentre pedali immerso in un venticello che a Parma non c’è mai, ma chissà perché i primi giorni di giugno c’è quasi sempre. Tiepido, di quella temperatura che ti ricorda il latte caldo la mattina quando eri piccolo, prima di andare a scuola: né troppo caldo, né troppo freddo. Bastano pochi giorni e le giornate si fanno afose. Il profumo dei tigli si trasforma in una poltiglia gialla che rischia di farti scivolare dal marciapiede, la luce del tramonto si fa velata e i tetti tremolano per il calore accumulato nella giornata. Ma nei primi giorni di giugno i colori sono netti, i contorni puliti. Ti verrebbe da dire “Eccola Parma, ecco quell’identità che tanto cercate. Il profumo dei tigli e il rumore dei piatti dalle cucine affacciate sui borghi”. Ma sei da solo, in bicicletta. Attraversi il centro, passi la Parma. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci renda speciali, ma in fondo Parma è tutta qui.

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