Elezioni 2004

Poi potrei raccontare di quella volta che era fine maggio e c’erano le elezioni provinciali ed era il 2004. Le giornate trascorrevano fra la preparazione del mastodontico esame di filologia romanza e i volantinaggi. Un maggio afoso, che costringeva a fare il porta a porta al calar del sole e a ritrovarsi, per imbustare a mano le lettere da inviare agli elettori, a casa di chi – fortunato – possedeva l’aria condizionata. Potrei raccontare di come in due attraversassimo la bassa padana a bordo di un’auto evidentemente troppo piccola per contenere tutti i materiali, che infatti, ad ogni frenata, scivolavano sulle nostre teste. Potrei raccontare di come non avessimo il navigatore e quindi ci fermassimo puntualmente nella piazza del paese, al bar, all’edicola o dal benzinaio, se c’era, per domandare dove vivesse il responsabile affissioni. Che poi parlava solo dialetto e vaglielo a spiegare il concetto di “cambio del committente responsabile”. Potrei raccontare degli adesivi sempre in tasca da distribuire o appiccicare sulle bacheche dei locali. Potrei raccontare di quella volta che al mercato un ambulante ci aveva preso a male parole e poi, proprio quando ci eravamo spostati, dal nulla il suo banco era collassato su se stesso. E di noi che avevamo riso pensando fosse lo spirito di Berlinguer. Potrei raccontare di quella volta che eravamo stati inseguiti nel cortile di una casa popolare da una signora armata di ramazza. O di quando, a un banchetto in pieno centro, una vecchietta ricoperta di gioielli – che neanche la madonna di Fontanellato – ci avesse chiesto dove doveva mettere la croce per votare i Comunisti. Potrei raccontare di quando Piero Fassino era venuto a chiudere la campagna e piazza Garibaldi era piena e avevano diffuso a tutto volume “Ma il cielo è sempre più blu”. E Piero Fassino era segretario del Partito e il Partito era ancora il Partito ed era stata un’emozione passare la sera con lui.

Poi potrei raccontare di com’è andata a finire la sera della vittoria, quando – attraversando via Mazzini a smodata velocità con la bandiera in pugno – si era staccato il parafango della bicicletta catapultandomi, inspiegabilmente intatta, a qualche metro. Sempre con la bandiera in pugno.

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