Perdita

Sull’altalena, dal fondo del giardino, riuscivo a vedere la mia famiglia al di là dell’orto. La macchina parcheggiata nel vialetto davanti a casa, mia madre che dava le ultime raccomandazioni a mia nonna e salutava mio fratello, mio padre che caricava la sola borsa che, di fretta, avevano preparato per partire. Li osservavo. Potevo essere parte di quel mondo o potevo non esserlo. Ero a pochi passi da loro, ma lontanissima. Il giardino, la casa, la mia famiglia, soprattutto la mia famiglia, erano lì ed erano reali, ma per quanto tempo lo sarebbero stati? Tutto quello che vedevo poteva anche non essere mai esistito. Avanti e indietro sull’altalena. Il punto di vista in movimento accompagnava i pensieri. Un piccolo scarto e il quadretto famigliare scompariva dietro le fila di pomodori. Il mondo che conoscevo poteva spezzettarsi in pochi istanti, bastava davvero poco, bastava una telefonata. Avanti e indietro. Dalla strada  soltanto una bambina che gioca spensierata in giardino. “Dobbiamo andare”. Un salto e la corsa verso la macchina. In fondo non so cosa significhi mettere le cose in prospettiva.

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