Le elementari del libro Cuore

Il refettorio delle scuole elementari era all’ultimo piano. Refettorio e non mensa, quasi a voler sottolineare, anche nel lessico, l’appartenenza a un mondo altro. Alla campanella delle 12.30 la maestra ci faceva salire la scalinata in fila indiana e – suddivisi per classi – ci fermavamo a ritirare i tovaglioli riposti in una scansia lungo il corridoio. Ognuno aveva la sua bustina con il tovagliolo di stoffa. Alcuni avevano le iniziali ricamate, altri un particolare disegno cucito sopra. Chi aveva semplicemente il nome scritto con il pennarello indelebile non era visto di buon occhio. Era strano, era diverso. D’altra parte anche chi arrivava con il buono pasto giallo era diverso. Ogni mattina la maestra ritirava i buoni e se dovevi mangiare a scuola era meglio non perderlo. I buoni azzurri davano accesso al pasto completo, quelli gialli solo alla minestra. Minestra e non primo. Per anni mi sono chiesta come mai al refettorio anche la pastasciutta, la pizza, le lasagne fossero una minestra. Molte cose in quel limitato spazio cambiavano nome. Invidiavo un po’ i bambini dal buono giallo. Dal refettorio si usciva infatti solo dopo aver mangiato tutto e non era lecito rifiutare una portata. Il loro problema si limitava dunque a un solo piatto e per il resto c’era la “gavettina” portata da casa. Invidiavo ancora di più i bambini – pochi ad essere onesti – che tornavano a pranzo a casa. Una parentesi di normalità prima di tornare a giocare in cortile e poi in classe.

Le regole del refettorio:

  • si sale in silenzio e in fila indiana
  • si parla a bassa voce e non si sceglie il posto a tavola
  • non si va in bagno durante il pasto
  • si mangia tutto quello che viene servito al tavolo, anche se non richiesto
  • non si beve prima del secondo
  • non si mangia prima di aver fatto la preghiera di ringraziamento
  • non ci si alza prima di aver fatto la preghiera di ringraziamento

Grazie Signore per il cibo che ci stai per donare e danne a tutti quelli che non ne hanno [variante e danne a tutti i poveri del mondo]. Amen”.

Del refettorio ricordo l’odore di parmigiano, la pasta bianchiccia immancabilmente scotta, il tonno con patate lesse il venerdì, le “svizzere” – che nel mondo reale chiamavo polpette – la gioia mensile della pizza in teglia.

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