Niente

Che poi non so, non so mai bene cosa pensare di quelli che pian piano (o svelti svelti) diventano esattamente quello che criticavano fino a un secondo (o un secolo) prima. E di quelli che “due pesi e due misure”. Poi anche un po’ di quelli che “Ti prego non farmi mai una cosa del genere” e poi la fanno loro per primi. A te.

Di quelli che per riconfermare le proprie scelte devono per forza smontare quelle degli altri e che non lasciano passare conversazione senza un “Ah io questa cosa/persona proprio non la tollero” . Poi non so bene cosa pensare di quelli che hanno così tanto bisogno di sentirsi al riparo dal loro passato – pur essendo ovviamente sicurissimi della loro carriera presente – da fingere che non sia mai esistito. “Che poi io alla festa dei 18 anni del tale non ci sono mai andato…in fondo c’è qualche foto sul mio profilo a dimostrarlo?” . Di quelli che “Io mi sono fatto da solo” , che se non era per una pietosa mano nei tempi bui ora sarebbero i “falliti” che guardano con tanta sicurezza dall’alto al basso.

E non so bene cosa pensare di chi non sa dire grazie, di chi chiede sempre scusa ma poi rifà puntualmente la stessa cosa, di chi si prodiga nell’elargire promesse non richieste e non le mantiene. Non so che dire di chi si mostra sicuro in pubblico, si definisce insicuro in privato e per superare questa tremenda dicotomia si getta con istinto vorace sul consenso esteriore e lascia indietro sull’asfalto, semi masticato, il sostegno dei compagni che lo hanno spinto – tremolante di birra grama – lungo strada. Sempre quelli dei tempi bui. Che però non sono mai esistiti.

Non so che dire di chi dimentica, perché mi ha sempre fatto una gran paura l’assenza di passato. Non so che dire di chi rielabora, costantemente, in modo estenuante, un passato a suo immaginifico consumo.

In fondo non so che dire nemmeno di chi, non sapendo cosa dire, scrive un lungo elenco di niente, che sa proprio di niente.